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News – “Complimenti, tu hai preso Ibrahimovic”: la rivelazione dell’ex dirigente

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 Zvonimir Boban ha parlato dal palco del Festival dello Sport. Nei temi non potevano non esserci i rossoneri.

Redazione NC

News -  Zvonimir Boban è stato ospite al Festival dello Sport di Trento e ha parlato di tanti temi. Sulla proposta del Mondiale ogni due anni  Zvonimir Boban è alquanto scettico: “ Ogni persona che ama il calcio e capisce di calcio e che rispetta ogni istituzione calcistica, non può accettare questa cosa. Il Mondiale è la competizione più bella, non possiamo cancellare 100 di storia. È un'idea folle che va combattuta, farebbe male a tutti". Queste le sue dure parolenei confronti di Arsenè Wenger, principale esponente di questa nuova proposta.

Sul ritorno di Zlatan Ibrahimovic in rossonero

"Complimenti, tu e la società avete preso Ibrahimovic". Queste erano state le parole del fuoriclasse svedese in telefonata con Zvonimir Boban prima di approdare in rossonero per la seconda volta. Zvonimir Boban dice: "E' unico, troppo forte, simpatico, guascone, ha una personalità che basta per una squadra intera. Non esisteva nessun giocatore in quel momento capace di cambiare la storia e la mentalità dei rossoneri meglio di Ibrahimovic". Queste le parole di Zvonimir Boban.

Sulla Super League

"Nei momenti eccezionali servono capacità eccezionali. La pandemia è solo un problema nel mondo calcistico. C'è tanta irresponsabilità che andava fermata prima. La Superlega? Un tentativo vergognoso di cancellare 140 anni di storia del calcio per interessi personali che hanno scordato che sono diventati grandi attraverso le piccole squadre, competendo con loro e creando quel sistema fantastico che è il calcio. La reazione della gente è tutto: il calcio non è della FIFA, non è della UEFA, non è di questi signori. E' di chi lo ama. Si sono scordati di troppi valori e la gente ha detto no. Per fortuna questo vergognoso tentativo è stato fermato. Ogni progetto calcistico che non ha il calcio al centro, è destinato a fallire". Queste le parole di Zvonimir Boban.